Mammona

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DEDICA:

al sacerdote lucchese
Fortunato Orsetti
che è sempre stato fedele
al programma evangelico:
« facite vobis amicos
de Mammona Iniquitatis ».

Don Ennio Innocenti fu, per oltre quattordici anni, docente di Dottrina Sociale della Chiesa, e proprio il suo amore per le questioni sociali, unito a un autentico spirito di ricerca, lo portò ad intervenire a più riprese, con articoli e saggi, nei principali dibattiti del suo tempo connessi alla dimensione etica dell’economia, con un’attenzione particolare all’aspetto monetario. Del resto, Don Ennio, aveva intuito fin da subito il ruolo centrale che la moneta esercitava ed esercita all’interno della società, e che qualsiasi analisi seria non avrebbe dovuto ignorarne il peso. Il testo ora riproposto, dal titolo evocativo, Mammona, fu realizzato in collaborazione con un laico ed edito dalla casa editrice Apes di Roma nel 1965. Questo lavoro entrò nel dibattito conciliare allora in corso sul famoso schema XIII (la futura costituzione Gaudium et Spes), con una originale e audace teoria monetaria. Secondo gli autori, l’unico modo per non fare del denaro un idolo, un fine a se stesso, consisterebbe nello svincolarlo da ogni possibile bene di riserva – sia oro (fino alla fine degli accordi di Bretton Woods 1971) o altra moneta forte (dollaro) -, ed ancorarlo direttamente alla produzione, anche futura, di beni. Solo in questo modo, questa la tesi del saggio, il denaro servirà realmente lo scopo per il quale è stato creato e non si tramuterà in un mezzo di oppressione e ricatto per i popoli.

Riprendiamo le parole dello stesso Don Ennio, nel libro intervista Fede e fedeltà, (Sacra Fraternitas Aurigarum, 2019):

“ […] per riprendere il discorso, dapprima l’insegnamento della filosofia, poi gli approfondimenti nelle occasioni offertemi soprattutto da Concretezza, poi ancora l’insegnamento della Dottrina Sociale della Chiesa; queste tre occasioni sono state anche quelle in cui ho elaborato in modo giudicato originale certe tesi, per esempio quella del tasso di interesse; oppure certe questioni veramente complesse, come quella della moneta, relativamente alle quali ho dato una interpretazione della Populorum progressio che giudico originale e che, naturalmente, non è stata raccolta, ma ritengo ancora oggi valida, in cui connetto la teoria monetaria con quella dello sviluppo, da ripensare sia per l’Europa e il mondo sviluppato come per i Paesi in via di sviluppo.

[…]
La teoria del diritto scade nel fondamento della forza, che impone la regola; oppure si risolve nell’arbitrio individuale, ovvero si scade nella completa disorganicità: ne consegue che non c’è alter- nativa al fondamento autentico, personale, naturale e divino. E questa verità si manifesta anche nell’organizzazione politico-sociale generale. Difatti, essendo i valori della persona costituiti dall’intelligenza, dalla volontà, dalla libertà e dal senso di responsabilità, è logico che questi valori debbano entrare e quindi la partecipazione intelligente e libera di ogni componente della società debba essere nell’ordine giusto. “

Ci è parsa opportuna l’aggiunta di un’appendice, nella quale sono stati inclusi due articoli realizzati da Don Ennio negli anni immediatamente successivi alla pubblicazione del testo e che ne approfondiscono alcune tesi precedentemente esposte. Il primo è tratto da “Concretezza” (1/8/1967), ed è relativo ad una piano mondiale di sviluppo, il secondo, tratto da Questigiovani (aprile 1968) è un commento della Enciclica di Paolo VI: Populorum Progressio.

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