Neo-esoterismo misticheggiante

a firma Silvio Polisseni, in “Seminari e Teologia”, Anno III, n. 9, novembre-dicembre 1978, pp. 38-43.

Cattolicesimo è universalismo, fondato sulla rivelazione culminante e perfetta di Dio-Amore in Gesù (Verbo Incarnato, operatore d’una redenzione di valore infinito) ed escludente che tale rivelazione (proposta a tutti gli uomini e trasmessa sicuramente dalla Santa Chiesa a tutti i popoli e a tutte le generazioni) possa avere nei secoli un ulteriore supplemento perfettivo.

Sempre il cattolicesimo ha rifiutato che la rivelazione divina – о una sua parte – sia riservata a gruppi speciali, essendo invece rivolta a tutti gli uomini, che Dio vuole salvi in Cristo.

E lo stesso approfondimento della rivelazione divina (il quale non aggiunge certo elementi nuovi al patrimonio della rivelazione) è gnosi che avanza per grazia soprannaturale dello Spirito Santo mandato da Cristo, non effetto di sforzo naturale della creatura (e questo basta a contrapporre la vera gnosi universale e cattolica alla falsa gnosi particolaristica – esoterica – ed eterodossa).

La tentazione della gnosi spuria si è ripetutamente infiltrata nella Chiesa, ma vi è stata smascherata e proscritta, anche in epoca moderna. Il filone gnostico anticattolico moderno (che dal rinascimento raggiunge il materialismo positivistico e l’idealismo coi suoi derivati e rovesciamenti) ha esercitato sulla Chiesa una pressione non certo trascurabile, ma senza mai prevalere. La sua versione liberal-massonica è riuscita a coinvolgere notevoli aliquote di cattolici, ma dovette pur sempre misurarsi con l’energica condanna di Roma. Attualmente, però, esiste nella Chiesa un clima di dialogo che slitta verso l’irenismo, unо stile di rapporti ecumenici che scivola verso il sincretismo, un’aura di misticismo che non si cura della esattezza dogmatica… e in questo clima trova più facile accoglienza d’una volta la tematica dell’unità trascendente delle religioni e dell’esoterismo misticheggiante. Non stupisce, pertanto, che si moltiplichino, anche in Italia, vari centri di tipo occultistico e che si incrementi – anche in fasce medie della popolazione – la diffusione di dottrine orientali pseudoreligiose. strette parenti della gnosi condannata onde proporre idee e metodi di « autorealizzazione ».

Non sfugge, naturalmente, l’interesse che qualcuno può avere nel favorire quest’opera di disorientamento delle coscienze. È certo, infatti, che molti di tali « movimenti » solo apparentemente sono in contrasto con la mentalità sostanzialmente atea e materialistica.

Il pericolo maggiore, peraltro, è che si consolidino influssi più potenti, come quello esercitato anche in ambiente cattolico dall’opera di René Guénon (1).

Guénon ha trovato udienza e credito per la critica da lui manifestata nei riguardi del razionalismo moderno, dell’individualismo e del collettivismo, del materialismo scientista e dell’evoluzionismo, come anche del freudismo, del laicismo e del protestantesimo, nonché per la rivendicazione da lui propugnata dello spirito cristiano « tradizionale » contro lo spirito moderno sovvertitore dei suoi valori (2).

Di più: egli giunge a dire che solo il cattolicesimo è testimone, in occidente, dei valori della « tradizione » (3). In questo modo egli ha potuto ottenere l’apertura incauta di non poche porte.

La verità è che per Guénon, apostata dal cattolicesimo, Gesù Cristo è soltanto una delle incarnazioni del Verbo e il Cristianesimo è soltanto una delle vie di salvezza (delle quali l’una vale l’altra). La verità è che per Guénon, risuscitatore d’un esoterismo che pareva del tutto estenuato, la metafisica (la sua, ossia l’indù) è dottrina più alta che quella di tutte le religioni (4), le quali (compreso il cristianesimo) non avrebbero la completa concezione della divinità.

E qui Guénon svela l’eletto concetto: il Principio supremo è infinito, è oltre l’Essere (5). Ma non si tratta di una corretta teologia affermativa-negativa, nella quale, su un piano psicologico-gnoseologico, dopo aver affermato che Dio è l’essere, si nega, si fas est dicere, che Dio sia l’essere in quanto la virtù divina supera e trascende ogni essere creato e, quindi, che Dio sia l’essere creato (6). In Guénon la negazione aprioristica della creatio ex nihilo sui et subiecti e l’orgogliosa affermazione dell’identità sostanziale di creatura e Creatore costringe a spostare la teologia negativa su una linea ontologica, onde la conseguenza di una distinzione, a livello divino, di essere e non-essere. Sicché, se pur si comincia a dire correttamente, riprendendo la teologia negativa dionisiana, che « questa espressione negativa… è sufficientemente giustificata dalla necessità di trovare un’espressione qualsiasi che ci permetta di parlarne » (7), si finisce per dover sostenere, su un piano teologico-divino, che « il Non-Essere… è più dell’Essere, o anche che è superiore all’Essere » (8), ossia la tesi fondamentale dell’arianesimo circa la supposta superiorità del Padre sul Figlio, per poi infine concludere che « opponendo » (sottolineatura nostra) « in questo modo il Non-Essere all’Essere, o anche solo distinguendoli, ne deriva che né l’uno né l’altro sono infiniti, poiché, sotto questo aspetto, in un certo qual modo si limitano l’un l’altro; l’infinità appartiene dunque all’insieme dell’Essere e del Non-Essere, e quest’insieme è identico alla Possibilità universale » (9), con ciò riproponendo un dualismo in cui nessuno dei due dèi è infinito, e nel quale la pienezza divina è ottenuta attraverso l’opposizione vicendevolmente limitativa degli stessi. Con ciò la posizione del tradizionalismo filo-induista di Guénon non è dissimile da quella del progressismo di Hegel (infatti in una visione ciclico-rivoluzionaria l’andare avanti è uguale all’andare indietro), come risulta dal confronto fra le citazioni seguenti: « … La stessa distinzione fra Essere e Non-Essere è puramente contingente, essendo valida solo dal punto di vista della manifestazione, punto di vista essenzialmente contingente » (10); « La sublimità della visione del mondo orientale è di dare una portata illimitata all’individualizzazione in singole forme concrete… perché essa vede l’Uno in ogni cosa… Il finito, il contingente non è ciò che sussiste di per sé. Esso è affermato unicamente nella misura in cui è la manifestazione, la rivelazione dell’Uno, l’apparizione di questo, apparizione che non è in sé che contingente. Ma ciò che predomina è il suo lato negativo… » (11).

Guénon, è vero, rifiuta il termine « emanazione», ma solo perché evoca « l’idea falsa d’un’uscita fuori del Principio » (12), mentre – per lui – la molteplicità continua ad essere nell’unità anche come manifestazione dell’unità.

Egli pensa che l’unità produca la molteplicità in grazia dei contrari in essa primordialmente contenuti « non come opposti ma come complementari » (dottrina della non dualità) (13) e niente affatto per libera creazione ex nihilo: come si vede siamo nel vecchio schema ereditato dagli gnostici antichi e moderni. Questo è il vero motivo che non permette di riconoscere in Guénon un autore autenticamente antimoderno.

Egli è senz’altro tra i sostenitori dell’unità trascendente delle religioni nella cosiddetta « Tradizione Primordiale » (14) tentando di « mostrare la sintesi in divinis di tutte le religioni, dimostrando che derivano da una sola ed identica rivelazione o tradizione primordiale » (15).

« Ora ciò che sfugge ai tradizionalisti è che questo principio di concordanza universale o di omologazione non è una costante religiosa, ma un aspetto delle sole tradizioni extra-monoteistiche. Il postulato di cui si tratta, che ha per essi valore di assioma indiscutibile, è perfettamente compatibile con la struttura delle religioni extra-bibliche, ma è diametralmente opposto alla natura specifica della rivelazione giudeo-cristiana » (16). « La religione eterna che si determina nelle varie religioni non è il cattolicesimo, è solo l’autocoscienza umana della propria divinità, è solo l’eterno nisus dello Spirito di essere quello che deve essere » (17).

« Invece di porre come nozione della religione l’ordo ad Deum, si determina il suo contenuto come autocoscienza umana della propria divinità. Questo ci mette nel solco hegeliano nel quale la religione è la coscienza che lo spirito finito ha di se stesso come spirito infinito. Ciò suppone una identità fondamentale di Dio con le sue realtà creaturali. Questa posizione si riallaccia ad una forma di panteismo secondo la quale l’essenza divina è come un soggetto di cui noi non saremmo che accidenti o modi » (18).

« Allora – ed è ciò che non possono o non vogliono vedere i tradizionalisti – quando un cristiano professa il fatto che la sua religione racchiude l’unica rivelazione integrale, egli non fa che esprimere in altri termini che il Cristo è il Figlio Unico di Dio, nel quale abita la pienezza della divinità. Non si esprime così in virtù di un esclusivismo qualsiasi, ma semplicemente per il fatto che gli è impossibile di formulare diversamente la sua fede, di restringerne per quanto poco questo punto di partenza senza cessare per tal fatto stesso di essere cristiano » (19).

« Dunque egli non può… allora omologare in buona fede il Creatore a un principio impersonale di manifestazione, né la Rivelazione nel tempo alla Tradizione immemorabile, né l’Unità divina all’indistinzione originale; egli indovina allora quanto sia fallace l’equivalenza in divinis dell’amore cristiano e della bhakti…, della fede monoteistica e dell’intuizione intellettuale, del peccato d’Adamo e dell’illusione cosmica; egli intravvede la differenza di natura separando il saggio dal santo, la liberazione dalla risurrezione, la realizzazione del Sé… dall’umile amore che libera e santifica » (20).

Dovrebbe bastar questo per togliergli ogni voce in casa cattolica, dove il vertice della Rivelazione è uno solo, Gesù Cristo, che ha affidato la trasmissione della sua rivelazione (= tradizione) esclusivamente al collegio apostolico confermato da Pietro, ossia dal Pontefice Romano.

Non fa pertanto meraviglia che Guénon, lungi dall’essere un maestro di vera « via iniziatica » e quindi di un esoterismo che sarebbe superiore all’exoterismo della attuale Chiesa Cattolica (21) – a causa di una « folgorazione » avvenuta circa il IV secolo in concomitanza col sorgere della dogmatica e della teologia, tesi analoga a quella del modernismo – si riveli un pozzo inquinato a cui si attinge un’acqua stranamente analoga a quella tipica di certi movimenti pseudospirituali e pseudomistici.

L’inquinamento è disvelato, per esempio, dall’accreditamento che egli fa della Cabala (22) come forma specifica della Tradizione Primordiale (sebbene dica che si tratta d’una derivazione indiretta) (23).

L’analogia con i movimenti pseudomistici accennati è data soprattutto dall’importanza da lui attribuita al rito iniziatico. Infatti per lui è di determinante importanza nell’esperienza iniziatica la trasmissione di un’influenza spirituale tramite un’organizzazione tradizionale « regolare » e per mezzo d’un rito compiuto da persona abilitata, dotata, appunto, del potere spirituale da trasmettere (24).

Per un cattolico il dono dello Spirito Santo è trasmissibile, ma per il tramite apostolico e i sacramenti divinamente istituiti: ciò che è al di fuori di questa tradizione, per un cattolico, merita sempre il più cauto discernimento; quando poi fosse comunque in contrapposizione alla Chiesa meriterebbe il più severo riserbo, essendo ben fondato il sospetto d’inversione satanica del rito cattolico nella quale il posseduto dallo Spirito che non è lo Spirito Santo estende un influsso su chi si offre complice al suo pervertimento, in vista d’una « presa di possesso degli stati superiori » la cui realizzazione è essenzialmente interiore (25), ossia sigillata nell’intimità dell’io (mira alla cancellazione dell’io per permettere il possesso da parte dello « stato superiore »): et sic condicio hominis illius fit peior prioribus.

In altre parole: l’apostata René Guénon aprì al depresso gnosticismo massonico nuove vie d’influsso nella civitas cattolica. Cercando di evitare ogni stridente opposizione al cattolicesimo egli propose di ravvivare la Tradizione Primordiale dell’Eden in grazia della quale il « manifestato » si riconfigura al « non manifestato » (che è il Tutto, l’Assoluto, il Principio) e così si autorealizzi pienamente. Allo scopo viene praticata l’iniziazione per rendere partecipi dei cosiddetti « stati superiori ».

È lo schema che ritroviamo puntualmente verificato in vari movimenti di tipo esoterico e misticheggiante, tollerati e perfino incoraggiati in ambiente cattolico, sebbene esso sia mascherato con una fraseologia e una terminologia che a prima vista, sembrerebbe appartenere alla pietà cattolica.

Tradizione non apostolica, auto-realizzazione iniziatica in luogo della grazia, complementarietà del mitico principio duale (maschio-femmina), ambigua sottolineatura della femminilità dello Spirito Divino, spersonalizzazione sadomasochistica – per tacere di altre caratteristiche che mostreremo in altra occasione – sono le note qualificanti degli accennati movimenti.

Ne abbiamo dato avviso perché ci consta la verifica dell’eventualità da noi più temuta: è in corso tra il clero, i religiosi e le religiose – e perfino in qualche seminario – l’accreditamento di qualcuno di questi movimenti esoterici e misticheggianti.

Note

(1) Réné Guénon, n. a Blais il 15 nov. 1886, cominciò a frequentare, fra il 1906 e il 1909, la scuola ermetica diretta dal celebre mago Papus; ammesso al martinismo, entrò nella « Chiesa gnostica », di cui era patriarca Fabre des Essart, facendovisi consacrare vescovo sotto il nome di Palingenius. Entrò anche nella massoneria, alla Loggia Théhai dipendente dalla Grande Loggia di Francia, di rito scozzese antico e accettato. Paul Chacomel, nella sua «Le vie simple de Réné Guénon » nota: «Il fut décidé que Guénon partirait pour l’Egypte afin de rechercher des traités d’esoterisme islamique… Il finit par renoncer à ce retour ». Partì, infatti, per il Cairo il 5 marzo 1930; lì sposò la figlia d’uno Sciaykh e si fece mussulmano. Vi morì il 7 gennaio 1951.

(2) Cfr. R. GUENON, La crisi del mondo moderno, Edizioni dell’Ascia, Roma 1953, pp. 46, 137.

(3) IDEM, ibidem, passim.

(4) Cfr. R. GUENON, Introduzione generale allo studio delle dottrine indù, Edizioni Studi Tradizionali, Torino 1965, pp. 101ss.

(5) Cfr. R. GUENON, Gli stati molteplici dell’essere, Edizioni Studi Tradizionali, Torino 1965, pp. 24, 35 sss. Cfr. IDEM, L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta, Edizioni Studi Tradizionali, Torino 1965, pp. 202-203.

(6) Cfr. S. THOM AQ., in 1. b. Dion. de div. nom. exp., 660, Ed. Marietti, Torino 1950, p. 245.

(7) Cfr. R. GUENON, Gli stati molteplici dell’essere, ed cit., p. 36.

(8) IDEM, ibidem.

(9) IDEM, ibidem.

(10) IDEM, ibidem, p. 37.

(11) G. G. HEGEL, Prove dell’esistenza di Dio, ed. Jub., XVI, pp. 508-510.

(12) R. GUENON, Gli stati molteplici dell’essere, cit., p. 51.

(13) Vedi, ad esempio, Introduzione generale allo studio della dottrina indù, cit., pp. 129-130.

(14) Vedi, ad esempio, La crisi del mondo moderno, cit., pp. 47, 138; cfr. Considerazioni sulla via iniziativa, Fratelli Bocca Editori, Milano 1949, p. 70.

(15) J. A. CUTTAT, L’incontro delle religioni, trad. it., ed. Rocco, Napoli 1958, p. 72.

(16) J. A. CUTTAT, cit., pp. 73-74.

(17) B. GIULIANO, Il primato di un popolo. Fichte e Gioberti, Catania 1916, p. 40.

(18) CESLAO PERA, Conferenze a s. Domenico di Torino (1947), ed. ciclostilata, Torino 1967, p. 39.

(19) J. A. CUTTAT, cit,. p. 76.

(20) IDEM, ibidem, pp. 78-79.

(21) Cfr. R. GUENON, Apercus sur l’ésoterisme chrétien, Ed. Traditionnelles, Paris 1954, p. 9.

(22) P. VASSALLO, Il cabalismo di Guénon, « la Quercia », a. V, dicembre 1977, pp. 12-14.

(23) Cfr. R. GUENON, Forme tradizionali e cicli cosmici, Edizioni Mediterranee, Roma 1974, p. 61.

(24) IDEM, Considerazioni sulla via iniziatica, cit., p. 76. e ss.

(25) IDEM, ibidem, pp. 42-43.

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