A proposito di psicoanalisi e di Santità: domande e risposte – Parte II

“Rivista di ascetica e mistica”, Anno III, n. 3, luglio-settembre 1978, pp. 297-305.

6. – Forse Papa Giovanni XXIII fu più benigno?

RISPOSTA:

Per nulla affatto! L’art. 239 del Sinodo Romano mette tutti in guardia contro il trattamento psicoanalitico. Esso dice abbastanza sulla mente di Papa Giovanni nei confronti della psicoanalisi, ma gli psicoanalisti fingono d’ignorarlo. La stessa sorte, del resto, è toccata al Monitum del S. Uffizio del 18 luglio 1961 pubblicato appositamente per riprovare l’opinione di coloro che attribuiscono alla psicanalisi un’utile offerta di esame attitudinale dei candidati al sacerdozio e alla professione religiosa. Non basta: durante i lavori preparatori del Concilio Ecumenico Vaticano II il Papa, a cui erano pervenute autorevolissime richieste di condannare la psicoanalisi, dispose che lo schema sull’ordine morale ribadisse l’articolo 239 del Sinodo Romano e prendesse chiaramente posizione contro tesi capitali della psicoanalisi.

7. – Il Concilio, però, prese un altro orientamento.

RISPOSTA:

Questo è vero. Non condannò, infatti, né il liberalismo, né il comunismo, né la psicoanalisi. Nella Gaudium et Spes non sono reperibili riferimenti alla psicoanalisi, ma solo – e in modo assai generico e, pertanto, ottimistico – alle scienze psicologiche e ai recenti studi di psicologia. Non si può negare che la svariatissima fioritura di studi psicologici abbia portato a metodologie scientifiche e anche a conclusioni utili. Naturalmente non è questo il caso della psicoanalisi. Basti vedere il monito che il Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze rivolse ai vescovi durante il Sinodo del 1974. Del resto nel decreto della formazione sacerdotale lo stesso Concilio si riferisce alla psicologia con maggior cautela (cfr. § 3, 11, 20).

8. – Si può dire che Paolo VI abbia fatto delle aperture alla psicoanalisi nella Enciclica Sacerdotalis Coelibatus?

RISPOSTA:

E perché mai? “Alla scelta del celibato, dice Paolo VI, se essa è fatta con umana e cristiana prudenza e responsabilità, presiede la grazia, la quale non distrugge e non fa violenza alla natura, ma la eleva e le dà soprannaturali capacità e vigore”. E ribadisce che l’istinto sessuale non ha affatto un primato, essendo subordinato alla coscienza. Che c’entra la psicoanalisi? Quando il Papa rinvia alla psicologia, lo fa citando il cauto decreto conciliare sulla formazione sacerdotale; il generico rinvio allo “psicologo competente” va precisato in analogia con la prescrizione dell’Istruzione della Congregazione dei Religiosi in data 6-1-1969, che stabilisce condizioni assai restrittive. L‘uso che il Papa fa di termini come “sublimazione” o “profondo” non ha assolutamente nulla di psicoanalitico.

9. – Sembra, però, che Paolo VI abbia tenuto un discorso possibilista ai cultori di psicosomatica il 13 sett. 1975.

RISPOSTA:

Non il 13 bensì il 18 settembre. Tutto, però, in questo discorso suona straniero ad orecchi psicoanalitici. Il Papa si congratula con gli scienziati che vogliono unire scienza e morale e non chiudono aprioristicamente gli occhi di fronte ad alcuna delle esigenze umane; afferma che il cristianesimo approva il doppio punto di vista del medico psicosomatico (reciproco influsso del corpo e dello spirito); condanna l’eutanasia e anche l’uso dei farmaci che diminuiscono la responsabilità e la libertà dello spirito; esalta il valore della famiglia, definita una delle maggiori speranze per l’avvenire dell’uomo (!); esorta a considerare la fede nell’Infinito e Amante Iddio una risposta all’avvilimento dell’ansia (provocata specialmente da questo bel mondo laico, moderno, secolare e senza Dio). La psicoanalisi non entra qui se non come accusata.

10. – Dunque lei esclude che Paolo VI sia giunto ad un accordo costruttivo con la psicoanalisi?

RISPOSTA:

Lo escludo. Nel 1961 il Card. Montini pubblicò una importante lettera Pastorale sul senso morale in cui stigmatizzò l’edonismo. Tra le cause di questo malanno egli mise al primo posto, “la morbosità psicoanalitica”. Potrei esibire un bel mazzo di citazioni di Paolo VI contro la psicoanalisi: è una linea costante.

11. – Ma parlando così di psicoanalisi non si fa di ogni erba un fascio?

RISPOSTA:

L‘uso del termine “psicoanalisi” è ufficialmente sanzionato e si riferisce alla sostanza dell’insegnamento freudiano. Spetta agli psicologi che rifiutano questo insegnamento qualificarsi inequivocabilmente. Una persona competente che avalli l’equivalenza fra psicologia dinamica, psicologia del profondo e psicoanalisi fa supporre di recepire il freudismo anche dove uno non se l’aspetterebbe.

12. – Le tecniche psicodiagnostiche si rifanno alla teoria psicoanalitica propriamente detta?

RISPOSTA:

Non necessariamente; questa contaminazione non va dunque presunta, anche se è frequente. Quando si verifica, è chiaro che l’impiego della tecnica in caso è viziato dalla prospettiva di fondo del primato dell’inconscio e dei principi fondamentali del freudismo.

13. – Il freudismo è una scienza?

RISPOSTA:

Il freudismo è una ideologia materialistica totalizzante che ha la sua radice nello gnosticismo spurio del Kabbalismo e il suo esito nel nichilismo borghese. Si basa su un falso scientifico assoluto contrario alla natura dell’uomo, nemico della libertà dell’uomo. Il freudismo tenta di sfuggire invano al giudizio critico della ragione, vantando una conoscenza specialissima, anzi unica, da iniziati, e una mobilità proteiforme dei suoi processi. Il freudismo è un errore e un fallimento. Come il marxismo, del resto, con cui spesso s’accoppia. Vi sono, per esempio, preti psicoanalisti che scrivono libri psicoanalitici e si fanno coprire da prefazioni di ex cattolici che furono colpiti, con particolare sentenza del Pontefice Romano, di scomunica, per la loro tresca col comunismo. Ma questo è solo un esempio.

14. – Prescindendo dalla base teorica freudiana, il metodo psicoanalitico è accettabile in psichiatria?

RISPOSTA:

Faccio notare che è la stessa psicoanalisi freudiana a presentarsi in sostanziale alternativa alla psichiatria rimproverandole una radicale “ignorantia elenchi”; è dunque la psicoanalisi a non rendersi accettabile. Del resto come potrebbe legittimarsi l’assunzione d’un metodo al di fuori del suo quadro teorico? È logico usare il marxismo come metodo al di fuori dei suoi principi materialistici? Paolo VI l’ha negato. Qui il discorso è analogo. Il metodo psicoanalitico suppone l’espropriazione dell’anima e porta alla disintegrazione del soggetto. La sua validità terapeutica è un bluff. Del resto, Freud stesso aveva negato alla psicoanalisi un’essenziale funzione terapeutica. Ad ogni modo l’uso del metodo psicoanalitico è soggetto a varie sostanziali riserve morali.

15. – Il metodo psicoanalitico può essere almeno utile a riconoscere e valutare il carattere patologico di alcuni fenomeni psichici?

RISPOSTA:

Il concetto di malato è derivato. È infatti definito in rapporto al sano. Ora è sintomatico che il freudismo abbia negato il carattere patologico della nevrosi. Semplicemente il freudismo ignora l’uomo, non sa cos’è la psiche dell’uomo. Come dunque potrebbe sapere ciò che è psichicamente sano e ciò che è malato? Non riconosco alcuna utilità al metodo psicoanalitico.

16. – Lei continua a supporre l’equivalenza fra freudismo e psicoanalisi?

RISPOSTA:

Freud ha definito inequivocabilmente la psicoanalisi propriamente detta: “Ogni terapia che accetta i miei insegnamenti sull’inconscio, sul transfert e sulla sessualità infantile può esser definita psicoanalisi”. Il metodo psicoanalitico suppone sempre il falso scientifico freudiano.

17. – Che cosa si deve intendere per fatto o comportamento psichico-patologico?

RISPOSTA:

La psiche è un tessuto di pensieri; sensazioni, emozioni, moti volontari di qualsiasi specie sono legati sin dai primi giorni di vita al pensiero. E ogni pensiero ha immanente un riferimento all’autocoscienza, la quale si autocostruisce confermandosi, giorno per giorno, nella valutazione della propria grandezza nel giusto rapporto con le creature e con Dio. Salute psichica è tendere ordinatamente al perfezionamento di sé, che è secondo il volere di Dio. Morbosità psichica è disordine di questa tendenza che nega ingiustamente la grandezza e la libertà dell’uomo. Questa morbosità può dipendere da un disordine nella base sensitiva dello psichismo (malattie del sistema nervoso), ma può anche dipendere da un errore del pensiero in cui il soggetto si ostina, deprezzando la giusta coscienza di sé. Si ha in questi casi, la malattia mentale pura che compromette la libertà mentale della persona (e talvolta non si può escludere la complicità e la colpa di chi cade così malato).

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