
“L’invisibile di Dio, la sua potenza e la sua natura, si rende manifesto allo spirito tramite la creazione.”
San Paolo
Dedica:
A CHI NELLA PERFEZIONE DELL’OPERA D’ARTE CERCA LA PERFEZIONE DELL’UOMO
Questo opuscolo di Don Ennio, edito dalla E. C. A. T., nel 1965, unico nel suo genere, riflette i fermenti e le aspettative di collaborazione che si prospettavano tra la Chiesa e gli artisti, sul solco tracciato dal Concilio Vaticano II, in relazione a quella che era salutata come la rinascita della liturgia cattolica.
Come leggiamo nella prefazione, Don Ennio indirizza le sue parole, in modo particolare, a quei giovani che sentivano l’arte come vocazione e che l’avevano assecondata, e a quanti studiavano e insegnavano nei licei artistici.
I cinque capitoli che lo compongo risentono dell’entusiasmo e delle vive speranze che aveva suscitato il rinnovamento liturgico del Concilio, tuttavia, nella sua analisi, Don Ennio non cede alle tentazioni di facili compromessi tra la cultura del mondo (una cultura non poche volte priva di speranze e permeate dalla più tetra disperazione) e le esigenze irrinunciabili della sacralità della liturgia. Il filo conduttore che lega i vari capitoli è l’insegnamento autorevole di Pio XII: su questo don Ennio fonda la sua disamina sull’arte in rapporto alla vita e alle istanze delle religione da un lato, e dei rapporti tra società e cultura artistica dall’altro.
Il primo capitolo, L’arte e la vita, partendo dal presupposto che l’arte, in sé, è depositaria di valori umani degni di lode, mostra la corrispondenza che deve sussistere tra l’attività artistica, ossia il cammino di ricerca di perfezione, di bellezza e di verità nel creato, e l’esistenza dell’artista e dell’uomo che viene a contatto con la sua opera d’arte, tendenti anch’esse verso una realizzazione autentica e piena della vita, in quanto, come scrisse Pio XII, la verità, la bontà e la bellezza sono le primordiali ed essenziali esigenze dell’uomo. Nella vita però, ha il suo posto anche il male: è perciò impossibile che esso venga trascurato o ignorato completamente: in quanto espressione coerente e integrale della vita, l’opera d’arte vedrà sempre presente in sé il male. Tuttavia, ciò che si chiede all’artista è che il male non sia presentato per il solo gusto di mostrarlo, o peggio, di approvarlo e renderlo appetibile, ma affinché risulti maggiormente evidente ciò che è il bene, di cui il male non rappresenta che una privazione. “Come dunque meravigliarsi se questa fonte meravigliosa di valori umani si unirà alla fonte della rinascita integrale dell’uomo?”
Nel secondo capitolo, Arte e ispirazione religiosa, attraverso gli interventi del venerato pontefice, viene messa in risalto la dipendenza della cultura, e in special modo l’arte, dalla religione. “Se infatti la religione è radicalmente indipendente dalle forme e dai gradi della cultura, a sua volta la cultura davvero autentica, sana e durevole ha una intima relazione alla religione… sicché la cultura occidentale si manterrà e sarà feconda nella misura che rimarrà fedele e per tutto il tempo che non perderà la sua anima. ” (Pio XII, 9 marzo 1956). L’esperienza artistica, seppur differente sotto molti aspetti dall’esperienza religiosa, ne prepara il terreno, predisponendo il cuore dell’uomo all’accoglimento ti tale dimensione e rendono l’animo docile all’ascolto della Parola di Dio. Ciò genera una trasfigurazione interiore che l’artista e chi partecipa dell’opera d’arte maturano nel corso dell’esperienza artistica. L’arte che è esigenza di perfezione, verità e bellezza rimanda a ciò che è perfetto, bello e vero per essenza e in sommo grado: Dio. L’arte si fa interprete, in qualche modo, delle perfezioni di Dio e del suo creato. A sua volta, è proprio il Vangelo, che si fa interprete della cultura artistica: le chiese di tutto il mondo lo testimoniano ampiamente. Un’arte autenticamente vissuta è guidata, sorretta e rinvigorita dalla luce della Grazia che promana dal Vangelo.
Nel terzo capitolo, Chiesa e arte, Don Ennio mostra come la Chiesa, nella sua azione liturgica, da sempre, abbia avuto bisogno dell’arte: sia per elevare il cuore dell’uomo agli alti misteri cui la bontà di Dio lo ha reso partecipe, sia per salvarlo attraverso le catechesi figurative e in ultimo per essere più efficace nella sua opera di salvezza. Il fine della Chiesa, lo sappiamo, è la salus animarum. L’interesse della Chiesa verso l’arte non è suggerito solamente dall’esigenze di culto. Come abbiamo detto, quando l’arte è autentica, essa deve necessariamente e con gran beneficio della società permeare l’intera esistenza umana, vivificarla, e la Chiesa non può far altro che supportare, sostenere e avallare lo svilupparsi dell’istanza estetica nelle forme e nei gradi proporzionati alle esigenza della vita dell’uomo.
Nel quarto capitolo, Decadenza dell’arte moderna, vengono indicati alcuni aspetti degenerativi dell’arte. Le cause, secondo Pio XII, sarebbero principalmente due: la volontà di assecondare l’istinto del pubblico e l’orgoglio dell’artista. La conseguenza è la tragica rinuncia al carattere spirituale dell’arte. Essa è così degradata a una materialità assoluta che la priva di ogni riferimento alla verità e alla bellezza. In questo modo l’arte può porsi come fine se stessa (l’arte per l’arte) e può fare a meno del passato e delle tradizioni a cui è inevitabilmente legata e di cui risente l’influsso.
La conclusione dell’opuscolo non poteva che vertere sulla vocazione sociale dell’artista, (Impegno sociale dell’artista). Don Ennio, sulla scorta della natura eminentemente sociale della Chiesa e della virtù della carità che, ricevuta da Dio, lega ogni cristiano e lo investe direttamente della cura del prossimo, richiama l’attenzione sul ruolo e sulla responsabilità dell’artista nella società: egli deve considerare la sua una missione di carità, un atto d’amore verso il prossimo. Pio XII lo ribadisce con queste parole: “Onore a quelli e a quelle che, consapevoli della loro grave responsabilità, consci della nobiltà della loro missione, non scorgono nel loro influsso sulle anime che un mezzo per elevarle al di sopra della terra e farle salire verso l’ideale.“





