Il ripensamento cattolico dell’evoluzionismo

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“Omnia probate,

quod bonum est tenete.”

San Paolo

Il ripensamento cattolico dell’evoluzionismo ( Roma, 1961) è la prima opera di Don Ennio Innocenti: in essa affiorano già parte dei vasti campi di interesse che interesseranno il nostro sacerdote toscano. In essa è ravvisabile anche la sua infatuazione giovanile per un famoso scienziato e presbitero cattolico del suo tempo, Teilhard de Chardin, da cui, prenderà le distanze, negli anni successivi, avendone comprese le inquinate radici gnostiche alla base dei suoi testi e delle sue posizioni.

Trascriviamo di seguito alcuni brani tratti dal testo.

L’EVOLUZIONE: PREMESSA

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Nel 1948 l’evoluzionismo aveva fatto tanta strada anche in campo cattolico che aveva i suoi difensori perfino a Roma. Ed appunto fu proprio in quei tempi che all’Università Gregoriana, che è tutto dire, il P. Marcozzi aveva il permesso di pubblicare, dopo averlo insegnato, un noto studio di aggiornata rivalutazione dell’evoluzionismo scientifico contemporaneo. Pio XII si sentiva in dovere di richiamare gli studiosi cattolici alla prudenza delle affermazioni, dando libertà di sostenere l’evoluzionismo purché non venisse compromesso l’intervento creativo di Dio riguardo non solo alla energia materiale iniziale, ma anche riguardo allo spirito dell’uomo e purché non si sconfinasse nel poligenismo, il che avrebbe compromesso la dottrina del peccato originale e, quindi, della redenzione.

Chiedeva, inoltre, che i sostenitori dell’evoluzione mettessero in luce la necessità di una particolare Provvidenza Divina per ciò che riguarda l’evoluzione del corpo umano, dato il suo destino di simbiosi con lo spirito. Occorre stare sul piano strettamente metafisico e atemporale della teodicea tomista. Il pensiero cattolico ritiene che in Dio non c’è distinzione reale di alcun atto, né successione di tempo o di natura: Dio è il suo essere, e questo basta: tutto in Lui coincide, la libertà come l’intelligenza, l’atto creativo come l’atto redentivo, tutte realtà che, per giunta, vanno concepite in maniera “eminente”.

Questo si vuol dire quando si afferma che Dio crea “omnia simul”, e non altro. Specialmente non si vuol dire che Dio crea “in un istante” tutto, perché questo sarebbe temporalizzare la divinità. Dio crea “omnia simul” perché è eterno, decretando la Sua libera onnipotenza che le cose siano a quel momento e a quell’altro della successione temporale. Essendo l’atto creativo tutt’uno col suo essere divino, non può significare che questo, ma ciò non pregiudica affatto il divenire che Dio evoca come tale e che esprime la creazione di Dio nel tempo. L’atto divino è eterno, il termine è temporale. Così il Divus Thomas ammetteva la possibilità della creazione ab aeterno.

Nella concezione filosofica cattolica non c’è necessità di piani fissi e preformati, come vorrebbero certi suoi critici. L’unico piano fisso e preformato è la sapienza stessa di Dio che è il suo essere, ma questo, si badi bene, è fisso solo nel senso che non è imperfetto. No. La difficoltà per il pensiero cattolico di saldarsi con l’evoluzionismo non è nell’idea di creazione. La difficoltà è data prima di tutto dall’affermata irriducibilità dello spirito alla materia e, secondariamente, ma non meno, dall’inserimento del soprannaturale nel naturale senza che il naturale “in essentia” (e solo “in essentia”) lo esiga, mentre lo esige (essendosi colpevolmente privato del dono) l’uomo storico in tutta la sua evoluzione storica.

Questa è la vera difficoltà, l’unica difficoltà, perché le altre, derivanti da un ecces sivo attaccamento a delle tradizioni culturali, cederebbero di fronte al vigore e alla suggestione di un integrale evoluzionismo ortodosso sufficientemente fondato nella scienza.

Il tentativo di superare questa difficoltà è stato fatto e si fa con fervore intellettuale in campo cattolico, a giudicare da quello che pare, ma una posizione così particolare da attirare grandi simpatie e grandi sospetti, è quella occupata da Pierre Teilhard de Chardin. L’autore di queste note confessa di non meravigliarsi affatto di vedere un sacerdote evoluzionista, ritenendo che la rivelazione che un sacerdote ha la missione di annunciare si adatti molto bene a una tale concezione del mondo in evoluzione. Nella rivelazione, infatti, sembra implicita l’idea della maturazione temporale del piano divino.

La creazione si compie in vari indeterminati periodi, secondo vari esegeti, mentre altri importanti avvenimenti che riguardano anche, e non tanto indirettamente, il mondo naturale sono, dalla stessa rivelazione, disposti successivamente nel tempo, quasi scoppi di una maturazione sapientemente preparata (diluvio, resurrezione della car ne…).

Ma anche il piano divino della salvezza nel Figlio appare decretato in una suc cessione temporale che induce l’idea di maturazione della rivelazione e della redenzione. Così, dopo i profeti, il Figlio viene nella pienezza dei tempi, come si esprime S. Paolo, e, una volta venuto, compirà la Sua Opera solo sulla croce, ma Essa, tuttavia, deve ancora essere completamente attualizzata nella passione del Suo Corpo Mistico che si espande nel mondo col tempo e nei contrasti del tempo. Non solo: si preannuncia perfino una glorificazione di tutto l’Universo, anche materiale, nel Cristo, man mano che il Redentore, attraverso i suoi eletti, prenderà possesso del mondo intero strappandolo al gemito e all’angoscia della condizione presente, fino a giungere ai cieli nuovi e alla terra nuova che garantisce S. Pietro nella sua seconda epistola cattolica.

E come se questo non bastasse, terminata la rivelazione, perdura una maturazione del dogma, come stanno a dimostrare i venti concilii della Chiesa e le ammissioni degli stessi teologi moderni.

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